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Langhe e Monferrato

San Secondo di Asti

santo, martire e patrono di Asti, decapitato il 30 marzo 119.

Alla luce di studi, pubblicati sulla rivista di cultura astigiana Il Platano nel 1976 e negli anni seguenti dal sacerdote Don Pietro Dacquino, la figura leggendaria di san Secondo è sicuramente di provenienza longobarda. Lo dimostra l'area di diffusione del ricordo e del culto. Essa non è il Piemonte, bensì l'antica area del dominio longobardo. Si trova, infatti, il culto a San Secondo Parmense, a Ventimiglia, a Ludiano nel Canton Ticino e a Venezia. Soprattutto, lo troviamo a Bobbio, nel monastero benedettino di San Colombano fondato da re Agilulfo e dalla regina Teodolinda. San Secondo d'Asti è certamente per il Dacquino una figura storicamente individuabile in un vescovo di Asti. Questi probabilmente si guadagnò fama e riconoscenza battendosi per la pacifica convivenza tra il nucleo originario di abitanti della città gallo-romana di Hasta e gli occupanti longobardi: l'occupazione longobarda avvenne altrove con modalità molto violente, mentre ad Asti si realizzò senza danni; al contrario, Asti fu scelta come capoluogo del vastissimo ducato assegnato a Gundoaldo, fratello della regina Teodolinda, e tale posizione di preminenza politico-amministrativa spiega il suo successivo sviluppo economico e mercantile. In tal caso Secondo d'Asti non fu un martire in senso stretto, ma un testimone della fede, facilmente individuato come vero protettore (patrono) della città. Le possibili ambiguità nella conoscenza della sua figura storica sono da individuarsi nella presenza di altri santi omonimi come ad esempio San Secondo martire. La leggenda tramanda che Secondo, vissuto al periodo dell'imperatore Adriano, di nobili origini astigiane, fosse appartenente alla nobile famiglia dei "Vettii", la quale avrebbe fondato e dato il nome al villaggio di Vezza d'Alba o dei "Pallidi" o della "gens" Licinia. Egli era un idolatra fervente ascritto alla milizia romana e grande amico di Saprizio, prefetto delle Alpi Cozie.

L'incontro con il martire Calogero

Calogero, comandante delle guardie del prefetto di Brescia, Italico, convertitosi al cristianesimo, viene imprigionato nel fondo della Torre Rossa, l'attuale campanile della chiesa del rione Santa Caterina di Asti. Secondo, iniziato al Cristianesimo da Calogero (che era detenuto nelle carceri astigiane), partì poi con Saprizio per un viaggio verso Tortona e proprio durante il tragitto, secondo la leggenda devozionale, sarebbero accaduti prodigi eccezionali. Incontrò a Tortona Marziano, vescovo della città, che lo iniziò sulla via della conversione e della carità. Secondo giunse a Milano, dove ebbe la benedizione di Giovita che lo invitò a portare il sacramento dell'eucarestia a Calogero e Marziano. Ritornato a Tortona, Secondo riuscì ad entrare nelle prigioni in cui Marziano era stato nel frattempo rinchiuso da Saprizio che lo aveva anche già condannato a morte. Secondo gli rimase accanto per tutta la notte e il giorno seguente, dopo il martirio, ne seppellì il corpo. Saprizio cercò di convincere Secondo a rinunciare al Cristianesimo con tutti i mezzi, anche con le torture, ma Secondo rimase irremovibile nella sua scelta. Saprizio allora lo condannò a morte ma, durante la notte precedente il supplizio, Secondo sarebbe stato liberato da un angelo mandato dal cielo e fu "trasportato" ad Asti, nel carcere dove già si trovava Calogero. Saprizio, scoperta la fuga, tornò ad Asti, mandò Calogero ad Albenga dove venne martirizzato, mentre Secondo, il 30 marzo 119, venne portato all'esterno delle mura astigiane e decapitato. La leggenda narra ancora che Secondo fu sepolto sul luogo in cui fu ucciso e che qui sorse in seguito la chiesa a lui dedicata. Uno dei miracoli attribuiti a san Secondo è quello della liberazione della città dall'assedio minacciato nel 1526 dal condottiero Fabrizio Maramaldo, al servizio dell'imperatore Carlo V, al tempo comandante del presidio di Alessandria. Quest'ultimo, avendo tentato di entrare tra porta San Pietro e Borgo San Lazzaro, presso il rio Valmanera, fu respinto e allontanato dalla popolazione che aveva invocato con fervore la protezione della Vergine e di san Secondo. L'importante vicenda fu raffigurata nell'affresco tuttora visibile nella parete destra del coro della collegiata a lui dedicata. Ad Asti nella Collegiata di San Secondo, il suo corpo riposò nell'antica cripta, ma le incursioni barbariche dei secolo IX e secolo X ne obbligarono il trasferimento nel Duomo, più sicuro perché collocato all'interno della cinta muraria. Di tale traslazione non esistono documenti certi, ma verso l'880 la fabbrica appare intitolata a "Santa Maria e a San Secondo" che confermerebbe la presenza delle reliquie in tale edificio. Secondo l' Incisa (1742-1819), la traslazione definitiva sarebbe avvenuta sotto l'episcopato di Bruningo il quale, prima di riportare nuovamente le reliquie del Santo nella collegiata, avrebbe fatto ristrutturare ed ampliare la chiesa. Nel 1597 le reliquie vennero depositate sotto l'altare maggiore in una cassa argentea, offerta da Emanuele Filiberto di Savoia. Siccome, secondo la leggenda, san Secondo passò il Po a cavallo come se fosse terra ferma, è spesso rappresentato nell'atto di calmare il cavallo recalcitrante all'insolito percorso. Da sempre, l'immagine di san Secondo, che Asti aveva diffuso nel mondo tramite le sue potenti "casane" è quella che lo raffigura a cavallo con in mano lo stendardo rosso crociato di bianco. L'immagine del cavaliere era sovente contornata, sui sigilli di documenti e pergamene, dal motto "Aste Nitet Mundo Sancto Custode Secundo". L'effige del Santo compariva anche sul verso di tutte le monete che la Zecca di Asti coniò dal 1356 fino alla fine del XV secolo con l'ultima dominazione, quella Orleanese, prima del definitivo passaggio con Casa Savoia; al verso l'arme che cambia ad ogni passaggio di potere. Nel 1590 Secondo venne raffigurato per la prima volta con gli abiti da soldato romano, senza spada e con il modello della città di Asti nella mano sinistra. La nuova effige conferiva al personaggio un'identità romana che, rendendolo partecipe dell'impero, superava il concetto di potere comunale medioevale. Sin dai palii più antichi compare sempre l'immagine del Santo, in un primo tempo schematizzata in un piccolo tondo dipinto, poi, nell'ottocento, espressa sempre con l'iconografia del soldato romano e, nel periodo più recente, caratterizzata dall'interpretazione dell'artista a cui è affidata l'opera. Particolare interesse rivestono le due bandiere militari custodite nell'Armeria Reale di Torino. È il caso della bandiera del battaglione definita "colonnella" e quella di una dei tre battaglioni subalterni del "Reggimento Provinciale di Asti" risalenti al 1774. Le due bandiere hanno rappresentata a pieno drappo l'immagine di san Secondo loricato alla romana con l'ìnsegna e nella mano sinistra una bella immagine della città. Ma l'opera di maggior pregio che lo riguarda è l'affresco del Parmigianino(secolo XVI) nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Parma; egli vi appare nell'atto di calmare il cavallo impennato.

Tratto da Wikipedia,

La vita di san Secondo d'Asti su santiebeati.it

 

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ultimo aggiornamento: 08/06/2008

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