|
Langhe e Monferrato
ASTIgiando.it - ... i Luoghi Insoliti
|
|
|
|
Suggerimenti: Il nostro territorio non è solo arte, natura, buon cibo e buon vino, anche se ciò potrebbe essere sufficiente... Molti sono I luoghi insoliti che puoi scoprire nei nostri paesi. |
|
Gli sferisteri per il Tambass - il gioco del tamburello Tutti i paesi dell'Astigiano che possiedono un muro con una decente altezza e lunghezza ed un minimo di spazio a lato, possibilmente in piano, considerano il tamburello (o "tambass") il proprio sport "nazionale". Ogni muro di paese è, per sua natura, diverso dagli altri. Quando i muraglioni sono stati costruiti, per difesa o per contenere rive franose di colline non certo prevedendo un futuro impiego sportivo, non si è pensato ad unificare misure e dimensioni. A Scurzolengo si giocava in salita, chi batteva aveva lo svantaggio di dover recuperare il dislivello ed il muro è costellato di finestre, porte, scale. A Moncalvo ci sono due torri a cavallo della linea del fallo che fanno rimbalzar le palle all'indietro. Portacomaro aveva il muro in curva, che faceva correre la palla a mezz'aria ed il "pisûr" (il vespasiano) che, addossato all'angolo di incontro tra muro e Torrione, era utilizzato dai campioni, come Celestino Ponzone, da ricettacolo di palle in battuta. A Tonco valeva una particolare regola, dato che erano numerosi i balconi: la palla che cade in campo dopo essere finita su un balcone è da considerarsi in gioco... quando questo accadeva il gioco si congelava e tutti ad stavano con il fiato sospeso, ad aspettare, con il naso in sù, la caduta; a volte, quando il giocatore si convinceva che la palla era rimasta su' e si distraeva, la palla improvvisamente cadeva segnando il punto (a volte "aiutata" da un ragazzino nascosto dietro al davanzale). In considerazione di questi fatti chi giocava in casa, sul suo muro, era generalmente imbattibile, molti giocatori consideravano il muro come il "sesto in campo", ovvero come un proprio compagno di gioco. Il classico giocatore di paese ha cominciato sui sei anni a far rimbalzare la palla sul muro. Era questo l'unico sport a disposizione, altri non ce ne erano: la bici era un lusso e le strade da asfaltare, il pallone era da oratorio dove ci si trovava in abbastanza da fare due squadre ma richiedeva un campo, le porte e poi la palla, non parliamo di tennis (sport di "elitè"), a nuotare si andava nei fossati e nei ruscelli d'estate. Il tamburello chiedeva solo un muro (e quello, abbiamo visto, c'era sempre), il tamburello dismesso di papà, un vecchio "Gavassa" dalla pelle spessa e oramai floscia che si tentava di riportare in tensione bagnadola ed asciugandola al sole, ed una palla (generalmente ritrovata esplorando i cespugli di "giu' dl' riva", la scarpata boscosa che fiancheggiava il gioco del pallone). Dopo trent'anni di questo allenamento giornaliero, solitario od in compagnia, il giocatore conosceva ogni mattone e segreto rimbalzo, ed umiliava facilmente ogni giocatore "forestiero". Chi al tempo si permetteva di andare in casa altrui e vinceva doveva per forza essere un "fuoriclasse" ed entrava di diritto nella leggenda. Di andare a fare esperienza sui campi altrui non se ne parlava nemmeno, il giocatore tipo era un contadino che lavorava tutto il giorno e solo al pomeriggio del sabato o la sera tardi, al crepuscolo d'estate, poteva permettersi di "dare due colpi" per tenersi in allenamento o per giocarsi la merenda con gli amici. Quindi solo durante "la partita" la squadra avversaria poteva sperimentare il comportamento del muro. I muri più regolari, come quello di Vignale, erano adibiti a scontri su campo "neutro", magari per l'assegnazione del primato del Torneo a Muro. Autore: Sandro (www.geocities.com/portacomaro2000) |
|
|
dove: Castell'Alfero, Reg. Serra Perno 52, www.rosetodellasorpresa.it, www.castellalfero.net quando: visitabile in alcuni giorni dell'anno (in genere sabato e domenica) nei mesi di maggio, giugno e settembre previa richiesta indirizzata al comune di Castell'alfero, tel. +39.0141.406.611 La Sorpresa è una vecchia casa di campagna astigiana dell'Ottocento, che dell'architettura contadina locale conserva le caratteristiche. È anche un giardino che, con il piccolo bosco di cui è comprensivo, si estende per circa 14.000 mq sul fianco della collina degradando sino a fondo valle. Una strada interna, lasciata a manto erboso, procede dalla casa sino al fondovalle stesso, accompagnando i gradoni, via via discendenti, sui quali il giardino è costruito. È un giardino un po' selvaggio che rispetta fondamentalmente l'habitat locale, le sue specie arboree nonché la fauna costituita dagli uccelli e dai piccoli animali del sottobosco. Il patrimonio arboreo è composto in larga misura da essenze autoctone quali bagolari (celtis australis), roveri (quercus petraea). carpini, tigli, noci. Si tratta di alberi in parte assai vecchi (alcuni risalenti ai primi decenni del 1900) tra i quali spiccano un imponente celtis centenario ed alcuni grandi faggi (fagus sylvatica) pluridecennali. Pluridecennali sono anche alcuni lecci (quercus ilex) importati dalla Toscana e perfettamente integratisi nell'ambiente, nonché taluni aceri (acer pseudoplatanus). In questo terreno il professor Piero Amerio ha raccolto, nell'arco di circa trent'anni, una collezione di rose botaniche ed antiche che è oggi una delle più complete esistenti in Italia. Nel roseto è presente anche un centinaio di rose moderne "vecchie" ed altre meno vecchie ma ormai alquanto rare. Complessivamente sono presenti nel roseto cinquecento piante di rose circa. Il dr. Marco De Vecchi, ricercatore presso questa Facoltà e collaboratore della professoressa Accati, nonché presidente dell'associazione Osservatorio del Paesaggio Astigiano, ha sottolineato come "l'eccezionale ricchezza di specie e cultivar presenti in questo roseto del Monferrato astigiano costituisca un patrimonio genetico di grandissima importanza non solo per i tanti appassionati della rosa, ma per studiosi, ricercatori e ibridatori che, volendo, potranno attingere prezioso germoplasma per futuri lavori di miglioramento genetico ...e per derivare utili informazioni circa l'adattamento delle rose alle condizioni pedoclimatiche dell'Italia settentrionale". |
|
|
ultimo aggiornamento: 17/09/2008 clicca qui per aggiungere il sito ai preferiti |
|