Fin dai tempi più antichi l’ago e il filo sono stati usati per creare artistici lavori artigianali. Con l’avanzare del progresso, anche la tecnica dei lavori ad ago si perfezionò sempre più, si introdussero motivi diversi, si inventarono nuovi punti, si rinforzarono i filati e si tessero stoffe di ogni genere. Con l’avvento delle macchine, lavorare divenne sempre più facile; non ci fu più bisogno di filare, tessere, ricamare a mano, e non fu più necessario decorare a mano i tessuti, grazie alla possibilità di stamparvi sopra a macchina qualsiasi soggetto decorativo. Ma poco a poco la tessitura a mano ed i lavori con l’ago furono messi in disparte e certe abilità manuali comuni nel passato divennero una rarità. Era quasi andata perduta l’arte di intrecciare i fili variandone il gioco nella tramatura dei tessuti. Erano quasi andate perdute la freschezza e la spontaneità del lavoro manuale. Ma nel Piemonte del Moderno è sopravvissuto un arcipelago di realtà artigianali legate al mondo del tessuto.Mentre nel biellese si è sviluppato uno dei mercati industriali più floridi del Paese, in altre zone sono sopravvissute delle comunità che da generazioni producono un modello, un tipo di manufatto, un tappeto, un certo decoro. E’ sufficiente citare alcune realtà locali e immediatamente si configura una storia artigianale di straordinaria ricchezza. L’attività artigianale offre più possibilità creative dell’industria, che invece è interessante per quanto riguarda la vasta diffusione del prodotto e le attrezzature che vengono utilizzate. E mentre Penelope continua a lavorare con il suo telaio in legno, la grande industria cerca strade sempre nuove per fare buoni affari. L’abito non farà, a detta di un notissimo proverbio, il monaco, ma sicuramente la sua realizzazione, con certosina precisione fa la differenza. Da anni viene tributato onore all’abito sartoriale, che, in un’epoca in cui la produzione seriale ha il potere di cancellare ogni intervento umano nella realizzazione di un capo, riesce a personalizzare, creare la differenza. Ed è in virtù di questa capacità di far diventare ciascuno un unicum, che il recupero della qualità sartoriale, nonostante la massificazione di gusto e di idee, riesce a tener testa all’uniformità delle forme, alla ripetitività delle sagome. La parola “moda”, spesso vituperata da chi la connota con qualcosa di effimero, si trasforma in un concetto unificante: ovvero l’arte di mostrarsi agli altri. Attraverso una distinzione semantica del termine sartoriale, occorre identificare la differenza tra gli atteggiamenti: mentre “tailleur” e “tailor” evidenziano l’azione del tagliare, l’italiano “sarto”, dal latino sarcire, ovvero rammendare, coglie del lavoro sartoriale soprattutto l’azione restitutiva, suturante, confermando così la necessaria capacità di sintesi che è solo umana. Entrambe le definizioni concorrono a creare qualcosa di unico: l’abito frutto di abilità teorica, capacità tecnica e gusto estetico, come dimostrano le passerelle della moda, perché la creatività, la genialità, passa per la conoscenza approfondita della tecnica. Solo così si può stravolgerla e far trionfare la propria genialità.
La Tessitura
E' uno dei metodi più antichi di costruire la stoffa. Nella sua forma più semplice consiste nell’intreccio ad angolo retto di due sistemi di fili distinti. Il telaio da tessitore è costituito essenzialmente da una cornice che tiene tesi e paralleli i fili verticali (ordito), mentre i fili orizzontali (trama) sono intrecciati con movimento avanti e indietro ai fili dell’ordito. Nonostante sia di origine primitiva, il principio del sistema di tessitura a mano è rimasto sostanzialmente inalterato anche dopo l’avvento della meccanizzazione. Oggi con l'alta tecnologia offerta dai telai meccanizzati diventa utopistico parlare di artigianato utilizzando le suddette macchine. Può fare dell'artigianato chi avendo creatività e competenza nel scegliere i telai antichi vuole cimentarsi nel produrre articoli non riproducibili con le attuali macchine. Fino agli inizi del secolo scorso, erano gli artigiani che producevano tessuti di alto pregio su telai primitivi impiegando una manualità specializzata e un tempo lunghissimo nel far fare alla macchina operazioni per le quali non era stata progettata. Resta comunque da tenere in evidenza la creatività dell’artigiano che ispirandosi a disegni particolari visti su dipinti o creati da lui stesso, riusciva a riprodurli anche con dovizia di particolari.
La passamaneria
Riportiamo, come richiamo storico, ma che tuttavia ben sintetizza il comparto, l’ultima suddivisione avvenuta in Francia nel 1775 sotto Luigi XVI, con la composizione di cinque categorie di corporazione: Equipaggiamenti militari ed ecclesiastici, Moda e novità, Arredamento, Vetture e livree, Moda da uomini.
L’arazzo
Comunemente considerato come un tessuto pesante, normalmente in lana, fatto a mano, a macchina, anche ricamato, usato per rivestire mobili o pareti. L’arazzo si differenzia da altre forme di tessuto disegnato per il fatto che le trame non si estendono lungo tutta l’ampiezza del tessuto, eccetto rarissime accidentalità del disegno. Ogni parte del disegno e dello sfondo è tessuta con la trama del giusto colore che viene inserito, avanti e indietro, solo nel punto o nella zona dove questo compare nel disegno. Tipicamente nella tessitura del tessuto liscio, la trama passa alternativamente sopra e sotto i fili d’ordito e nella passata di ritorno, sotto, dove prima era sopra e viceversa. Le trame coprono completamente i fili d’ordito che appaiono nel tessuto solamente come una cordonatura parallela più o meno marcata secondo se sono più grossolani o più fini. Dove il margine della zona colorata è diritto e parallelo ai fili d’ordito, si crea uno stacco che può essere trattato in uno di questi cinque differenti modi: • Può essere semplicemente lasciato aperto, come negli arazzi di seta, che sono chiamati “cut silk” • Lo stacco può essere lasciato aperto sul telaio, ma ricucito in seguito, come negli arazzi europei dal XIV al XVII secolo. • Il tessuto può inserire le sue trame allacciandole alternativamente da una parte e dall’altra sullo stesso filo di ordito. Ciò può avvenire sia come inserimento a pettine, con singole trame, o a dente di sega, con gruppo di trame. Questo tipo di inserimento ha il doppio vantaggio di rendere il tessuto più spesso in quel punto e di confondere i contorni del disegno. • L’allacciamento fu introdotto dalla manifattura dei Gobelins nel XVIII secolo. In questo caso le trame nelle zone di colore contigue sono inanellate le une alle altre tra i due fili d’ordito che delimitano rispettivamente i margini di ogni colore. Questo accorgimento consente di ottenere una superficie continua dello stesso spessore e fu apprezzato perché i risultati che si ottenevano si avvicinavano di più al dipinto. • L’arazzo europeo può essere tessuto in telai ad alto liccio o basso liccio. La versione più evoluta del telaio verticale ha pesanti montanti laterali che sostengono, in alto e in basso, rulli orizzontali sui quali i fili di ordito vengono tesi. Il telaio a basso liccio ha ambedue i rulli situati all’altezza di un tavolo cosicché le catene d’ordito tese tra di loro sono orizzontali ed i licci sono collegati a due assicelle ognuna delle quali è collegata ad un pedale in modo che il tessitore abbassa gli orditi di numero dispari o quelli di numero pari, per formare la passata, con il movimento dei suoi piedi, lasciando le mani libere
I Tappeti
Manufatti eseguiti con tratti di filo annodati su una trama a telaio per ottenere un tessuto peloso. Le molteplici tecniche di lavorazione implicano comunque l’uso di un canovaccio o di una tela di canapa già pronti, su cui lavorare i filati o le strisce di stoffa. Le tecniche di lavorazione del tappeto variano secondo lo strumento usato per ornare il pelo, che in linea di massima è un ago, oppure un uncino. L’uncino semplice assomiglia ad un uncinetto e serve per ritirare il filo nell’anello attraverso la trama; il punzone è fornito di una cruna per passare il filo attraverso la trama; il chiavistello serve per eseguire nodi speciali con tratti di filo corto, pre-tagliato; l’uncino a locchetto ha un uncino da un lato e una cruna dall’altro; gli aghi sono grossi e smussati. I filati più comunemente usati sono quelli a sei capi, perché particolarmente pesanti, ben ritorti e quindi resistenti. La lana è senza dubbio la fibra migliore, ma si possono utilizzare anche fibre sintetiche e miste per ottenere specifici risultati. I filati disponibili sono sottili, medi e grossi, in gran varietà di colori e tessiture. Le strisce di stoffa possono essere ugualmente utilizzate e lavorate con l’uncino semplice, ma devono essere spesse per resistere all’usura.
I ricami
Schietta espressione della esuberante vivacità popolare, l’arte delle trine e dei ricami presenta spesso caratteri di uno spiccato e originale regionalismo. Addentrandoci nello spirito dei popoli, scopriamo nell’ombra focolai ancora vivi di antiche tradizioni che l’amore per la terra alimenta di generazione in generazione: li ritroviamo nei dialetti, nei costumi, nelle feste popolari, nell’artigianato, nella tecnica delle trine e dei ricami. Si può dire che in ogni angolo del Piemonte si afferma un diverso modo di lavorare. Come sempre nella storia della cultura figurativa, la fortuna di una formula visiva è una questione incrociata di antiche tradizioni, di saper fare, di innovazione; che offre a supporto il suo gusto e le sue tradizioni estetiche e insieme, diventa crocevia di persone e valenze e trova la sua massima espressione nell’alta moda.
I ricami italiani in Piemonte L’industria tessile che ha fornito raso e velluto, tele e filati finissime, ha permesso che il ricamo avesse grande rilevanza. I punti di ricamo sono moltissimi, la loro origine è dovuta ad errori nel tramandare il punto da una generazione all’altra. I modelli antichi possono essere di guida, possono servire come ispirazione, spronare chi ha gusto e sensibilità a far bene, rivisitando il ricamo e portandolo al gusto di oggi. Nell’esecuzione del ricamo, oltre ai punti tipici piemontesi, vengono utilizzati molti altri punti che permettono di eseguire autentici capolavori. Tra i più importanti ricordiamo:
Punto Intaglio Tipico ricamo a traforo i cui motivi di foglie, fiori e figure sono contornati da punti Festone e collegati fra loro da barrette fatte a punto smerlo. Si chiama anche “Richelieu” dal nome del famoso Cardinale Ministro del re Luigi XIII di Francia. E’ il ricamo per eccellenza un’arte divenuta popolare e tutt’oggi di gran moda. Abili ricamatrici veneziane, vennero chiamate dall’aristocrazia francese per ideare questo tipico ricamo simile ai merletti di Venezia. Esistono molte imitazioni a macchina, ma l’originale si riconosce dal rovescio del lavoro: se il ricamo è eseguito a mano il filato utilizzato è più spesso, se è eseguito a macchina il filato è più sottile.
Cifre o Monogrammi Sono le applicazioni più importanti del punto passato (punti orizzontali e verticali messi l’uno accanto agli altri). Nel museo Egizio di Torino, tra i lavori che risalgono al XVI° secolo a.C. si conserva biancheria ricamata con grosso filo bruno e marcata e segni ed iniziali. La cifra è il complemento di ogni capo di biancheria, anche la forma ed il carattere delle cifre hanno subito nel corso degli anni l’evoluzione della moda ed anche caratteristiche proprie di ogni tempo.
Punti su sfilature Chiamato comunemente punto a giorno è caratterizzato dal raggruppamento di fili di un tessuto proveniente dalla sfilatura con vari punti. La tecnica si allaccia a quella dei punti norvegesi, ai trafori dei ricami slavi ed ungheresi, agli sfilati siciliani e sardi. Anche in alcuni tipi di merletti si riscontrano gli stessi punti usati nel punto a giorno, per cui questo genere di ricamo sta quasi a segnare il passaggio fra il ricamo e la trina propriamente detta. Usato dalle donne piemontesi come rifinitura in ogni capo inerente il corredo della casa (lenzuola, federe, asciugamani, tovaglie, centri, cuscini, fazzoletti, etc.).
Retini e punti di fondo Appaiono come fondi traforati, ma non risultano fili tolti, ma solo fili tirati. E’ frutto di una minuziosa e perfetta tecnica, i punti si fondono e si compenetrano tutti in una perfetta armonia. E’ un lavoro non solo di perfetta esecuzione, ma anche di viva intelligenza e di senso artistico. Il filato utilizzato è molto sottile e lucido. Un tempo eseguiti su lini sottili, oggi su lino ad armatura evidente.
I ricami tipici piemontesi: Il ricamo bandera Consiste nella riproduzione di motivi decorativi policromi elaborati, per lo più in stile roccaille e rococò, con una parte centrale a nucleo di soggetto floreale, od anche con figure antropomorfe di vario tipo ed una cornice spessa in figura di nastro a colore sfumato. Il motivo ricamato è eseguito di preferenza con filati piuttosto corposi e poco ritorti, in lana e comprende varie sfumature, con particolare predilezione per le nouances dei rosa, dei blu Savoia e dei verdi per gli ornati geometrici. Ciò che caratterizza il ricamo bandera è la varietà dei punti impiegati, come il punto erba usato per ricamare steli, rametti, nervature di foglie ed anche, se eseguite in file parallele, per riempire i tratti di volute; il punto catenella adoperato in special modo per eseguire i contorni di volute o fregi o, se lavorato a file parallele, per riempire zone più o meno ampie, mentre per i fiori si utilizzano di preferenza il punto lanciato, il punto risparmiato o punto pittura, così da ricoprire zone estese i cui punti lunghi e corti tra loro alternati con diversi colori, creano una sfumatura tanto più ricca quanto più raffinata è la tecnica, infine il punto nodi.
Il ricamo di Lanzo E’ una variazione geniale del cosiddetto riporto genovese: ma al contrario di questo, la passamaneria o parte applicata è eseguita all’uncinetto con fili di lana di diversi colori che vengono fissati su di un supporto in tela a punti nascosti. Nasce intorno al 1910, dalla signora Elena Albert Mars. La signora, dai gusti squisitamente artistici essendo anche pittrice, spinta dal grande rilancio del ricamo popolare, propagandato in quel periodo dalle riviste del genere, creò questo lavoro con la collaborazione delle ragazze che frequentavano il Circolo “Elsa Usseglio”. Questo lavoro andò via via acquistando grande importanza e si protrasse fino al 1935. Gli anni della II guerra mondiale contribuirono a farlo dimenticare. La tela impiegata, chiamata trògio veniva tessuta a mano su antichi telai funzionanti tra Monastero e Corio. La sig.ra Albert, con grande senso artistico, applicò su questa tela fiori, foglie, stami e volute eseguiti all’uncinetto da ragazze di Lanzo. Con l’aiuto delle più esperte creò grandi arazzi, tappeti, coperte, tovaglie, cuscini, borse, tende e altre cose sempre con lo stesso stile. Una parte dei lavori veniva eseguita su ordinazione del grande negozio dei “Lavori femminili” di piazza San Carlo di Torino. Erano molto ricercati e venivano inviati anche all’estero specialmente in Norvegia, Inghilterra e America. Alcuni lavori vennero portati a Roma, da una delegazione di ragazze che indossavano i costumi folcloristici della nostra valle, e donati ai Principi Umberto e Maria José in occasione delle loro nozze. La tela greggia, tessuta a mano, era pressoché scomparsa. La sig.ra Ester Fornara Borla è riuscita a procurarsi un antico telaio, ha imparato a tessere, contattando la Scuola di Tessitura del Comune di Torino ed ha riproposto il lavoro di Lanzo. Tuttavia è mutato l’intendimento: allontanata l’esigenza per cui era nato (sovvenire a povertà materiali) il discorso si sposta ora sulla tutela dei valori tradizionali, della cultura e dell’identità lanzese nell’ambito di un più vasto e molteplice progetto.
Il ricamo Lampugnaniù La signora Teresita Lampugnani con disegni propri ha ideato un genere di lavoro detto Lampugnani a base di punti filza, lavoro che prova come con umili mezzi chi ha ingegno e senso artistico può creare lavori originali e di buon gusto. Tale ricamo può essere eseguito su qualsiasi tessuto e può avere le più varie applicazioni. I disegni vari e fantasiosi, qualche volte geometrici, più spesso a soggetti di farfalle, fiori e soprattutto uccelli, sono resi sempre a tinte vivaci, con magnifici effetto chiaroscuro. Il Fagiano Argentato è uno dei lavori più significativi della Lampugnani. In questo lavoro è ben visibile la sua curiosa, facile e pur difficile tecnica che parte da una semplice filza sapientemente distribuita e interrotta secondo il disegno con un mirabile effetto.
Il punto Bricco di Cherasco Ritrovato un vecchio camice del ‘700 utilizzato in un laboratorio all’inizio del nostro secolo e poi dimenticato di un piccolo paese del Piemonte, Bricco, si da inizio alla storia. Su quel camice sacerdotale indossato nelle grandi occasioni si intrecciavano preziosi motivi di fiori di pizzo in eleganti volute rococò. Si tratta di un punto festone, in diverse variazioni che compone disegni stilizzati di pavoni, fiori, volute in genere eseguite con filo rosso, talora blu o greggio. La contessa Petiti, del territorio di Roreto, vedova prematura, ha molti figli ancora da allevare, tra cui Tarsilla, la più brillante delle sorelle, sotto il profilo artistico. Tarsilla rinuncerà a sposarsi per seguire le tracce della madre e per stare al suo fianco. Più adulta, Tarsilla ha un’ispirazione per dare vita ad un laboratorio che offre lavoro alle fanciulle povere del paese e così fonda una scuola chiamata “Ricamo di Bricco”. Traduce il punto prezioso ed elaborato del camice in questione che è di battista finissima ricamata con filato di lino intrecciato a filo d’argento, in un esercizio di ago sul tessuto utilizzando punti simili al Bandera. Lei prepara disegni molto belli con la mamma e le sorelle, ricchi di stemmi, fiori stilizzati, pavoni, uccelli vari, ornati e volute decorative, è reso con una grande varietà di punti come il passato, l’erba, la catenella, accostata però con criteri molto diversi dal Bandera; ma soprattutto è impiegato il punto Smerlo fatto spesso e rado che da una leggerezza al ricamo. Generalmente per ogni lavoro viene usato un filato di un solo colore (monocromo), il colore è il Perlè n° 5 nelle diverse tonalità. Su Mani di Fata del 1930 vengono riportati fotografie e schemi di lavoro del punto Bricco. Anche in Ricami d’Italia raccolta a cura della redazione Casabella sui lavori ad ago, il ricamo di Bricco ha un ampio spazio. Più tardi, anche il Bricco tramonta, non per qualità, ma per evenienze storiche. La guerra si avvicina, la salute della fondatrice del laboratorio declina così anche il punto Bricco viene abbandonato.
Il punto Po E’ un punto molto antico ormai caduto in disuso e scoperto per caso in un baule. A ritrovarlo e a riproporlo ci sono due scuole piemontesi: Giaveno Ricama e Punti di incontro di Alessandria. E’ un ricamo tradizionale di arte povera; un punto senza storia, perché il popolo non avendo cultura non aveva la possibilità di copiare disegni. Si estendeva dal Piemonte fino al Veneto (lungo le rive o del corso del Po). E’ un ricamo tipico torinese che in seguito si è esteso, leggiadro e colorato di rosso. Si utilizzava il filo rosso perché lo si tingeva con il sangue e non vi erano a disposizione altri fili o altri colori. Il colore è esclusivamente il rosso bordeaux nei colori 421 e 398 DMC moulinè, si esegue su tela spessa e robusta, i disegni sono semplici volute, ma di grande effetto, sono quasi sempre fiori ornati e stilizzati. E’ un ricamo che si esegue in un solo passaggio, legando punti inclinati con un filato piuttosto corposo, accavallando un filo su di un altro tutore che traccia un disegno continuo con motivi stilizzati e con due tonalità di rosso per dare maggior profondità.
Il punto Cavandoli La direttrice della Casa del Sole di Torino, sig.ra Valentina Cavandoli, allo scopo di occupare e distrarre i bambini orfani affidati alle sue cure durante le lunghe ore di sosta in giardino, ha creato un punto che prende il suo nome e che non è altro che una derivazione del Macramè. Si tratta di un tessuto compatto e fitto composto da avvolgimenti di filo in due colori: uno di fondo e l’altro che fa disegno e viene realizzato con filato di cotone morbido e scorrevole. Lavoro divertente, che occupa senza stancare, di caratteristico aspetto e che può avere belle e svariate applicazioni. Infatti il punto Cavandoli si presta per porta libri, borse, borsette, cinture, ecc. I bambini della Casa del Sole, anche quelli in tenera età (5/6 anni di età) e senza differenza di sesso, sotto la guida delle maestre diventano rapidamente esperti in questo lavoro e dalle loro manine escono come per incanto mille oggettini pratici che generalmente sono poi offerti o comprati dai benefattori dell’istituto. Il punto Cavandoli riprende i motivi del punto croce disegni geometrici, foglie, fiori, figure, animali; però tutte le figurazioni vengono leggermente sformate poiché il punto allunga i disegni nel senso dell’altezza per cui bisogna saper scegliere motivi appropriati.
Il tombolo della Val Varaita Antico merletto piemontese a fuselli che si ispira alle trine ad ago francesi e di fiandra, con un fondo di retini esagonali su cui si stagliano fiorellini sparsi e piccole foglie, con una fitta lavorazione che ricorda la Miniardise. Come l’arte si sia diffusa non lo sappiamo, tanto più che l’origine dei pizzi a fuselli è tuttora incerta. Sembra che alcune Suore Benedettine provenienti da Cluny e da Alencon, importassero per prime il segreto della lavorazione di questo merletto, insegnandolo alle giovinette che frequentavano il chiostro. Ma altri documenti storici smentiscono e sembra che l’Italia abbia per prima usato i fuselli per i pizzi. Mentre le trine ad ago hanno tradizioni aristocratiche, quelli a fuselli hanno tradizioni nettamente popolari.
Il puncetto Il puncetto è un pizzo fatto ad ago, dal disegno classico e dalla minuta esecuzione, lavorato con filato sottile. Esso per la sua finezza e il suo aspetto artistico, si presta alle più svariate applicazioni, mentre per il modo con cui è lavorato e per la qualità del filo eseguito, offre garanzia della massima durata. E’ una delle molte e gentili tradizioni delle valli piemontesi, tradizioni che tanto contribuirono a comporre quella italica poesia di operosità e di arte, suggerita dall’Alpe al suo umile forte popolo, così cara al nostro cuore e già tanto ammirata oltre i confini. Il nome puncetto deriva da voci dialettali piemontesi e lombarde che dicono “ponc” e “poncit” per dire punto. Il puncetto, detto anche punto valsesiano orna spesso i costumi nazionali femminili del Piemonte e delle regioni alpine. Dal bustino attillatissimo di grosso panno o di velluto, marrone o nero, come la gonna secondo le varie regioni, esce la camicia o camicetta bianca guarnita sul davanti da uno sprone a puncetto e di un colletto dello stesso pizzo. Le ampie maniche attaccate alla camicetta all’altezza delle spalle con un bordo a puncetto alto 5 o 6 cm sono arricciate in basso e fermate ad un polsino pure di merletto chiuso con dei piccoli bottoni. Un grembiule di tela blu scura completa il costume ricamato nei più svariati colori a bordi di puncetto che ne occupa tutta la striscia centrale e la parte superiore. Nell’insieme il costume è pittoresco e viene indossato in occasione di festeggiamenti, processioni. Nel costume di ogni paese domina una tinta che li fa distinguere gli uni dagli altri. Le applicazioni del puncetto sono varie: tovaglie, tovaglioli, lenzuola, federe, asciugamani. Le donne del Valsesia sanno a memoria un’infinità di motivi e li eseguono con una rapidità e una precisione meravigliosa. Non esistono imitazioni a macchina.
Scapin
Le tecniche di lavorazione erano e sono rimaste due: la prima sfrutta l’ausilio di forme in legno ed ha la cucitura esterna, mentre la seconda non usa le forme ed ha la cucitura interna. Calzatura semplice ed umile ma anche sana, calda, comoda e resistente, lo scapin si fa amare per questo e nulla è cambiato nella sua lavorazione completamente manuale; solo i tessuti, chiaramente, sono nuovi e di diverso tipo: panno, velluto, alpaca, cachemire, ecc.